
Dopotutto un linciaggio
ben meritato per quel negro.Ed io qua costretto ad incamminarmi verso la discarica, la fogna a cielo aperto della Città, il fetido e maleodorante intestino del paese, casa per ogni malnato. Tutto quello che viene scartato o cagato si ritrova qui a marcire, compresi i morti, per costruire una nuova metropoli interplanetaria non sulle macerie, ma con le macerie delle città del passato.
Il nauseabondo scheletro marcescente della civiltà e della coscienza resuscita non vivo nè morto e prova qualche passo di danza intonando una canzonetta. Qui i feti vomitati da uteri schizzinosi diventano scolari perfetti e diligenti imparando parole nuove e intraducibili nella nostra lingua.
Qua la morte intesse le sue trame con la vita e viceversa, contrapponendosi allo scialbo grigio bigio cimitero della Città: polvere sozza e oscena.Chi è un reietto tra le strade borghesi qui è cittadino: criminali, pazzi, poveracci o tutte queste cose contemporaneamente.
La miseria ha posato il suo trono in questo angolo di mondo.
I vapori dell'immondizia in putrefazione riscaldano paritariamente gli abitanti di questo luogo, accomunati dallo stesso giogo: la disperazione. I cinesi non erano che un gruppo tra i tanti che viveva tra queste mura di latta ma erano conosciuti per essere metodici e scientifici nei loro delitti. Non avrebbero mai ucciso con tanta leggerezza e arroganza, tra decine di testimoni, un noto e famoso generale nazista. Un atto del genere avrebbe probabilmente sancito il loro immediato sterminio e lo sapevano bene: erano tollerati esclusivamente grazie al loro puntuale rifornimento di fica asiatica ai vertici del Partito.
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